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Auto -
Dizionario dell'Automobile
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Comprex: compressore ad onda di pressione Sistema di sovralimentazione che sfrutta l’energia residua dei gas di scarico (calore e pressione) per comprimere nei cilindri* l’aria di alimentazione* in modo del tutto diverso rispetto a un turbocompressore. Nel Comprex (messo a punto dalla svizzera Brown Boveri all’inizio degli anni Ottanta) lo sfruttamento dell’energia dei gas di scarico è diretta, cioè senza interposizione di sistemi meccanici quali la turbina. Il dispositivo è costituito da uno speciale tamburo rotante attraversato da numerosi canali tubolari di varie dimensioni, che si affacciano alle estremità in due collettori dotati di «luci»; questi ultimi comunicano con i condotti d’ingresso e d’uscita dei gas di scarico e dell’aria. Il tamburo è mantenuto in rotazione a una velocità rigorosamente proporzionale al regime del motore (di solito tre volte superiore) da una trasmissione a cinghia dentata o a catena. Quando la luce di aspirazione dell’aria viene messa in comunicazione con uno dei canali del tamburo, l’aria fresca vi entra e vi rimane imprigionata perché nel frattempo la luce si è richiusa. Pochi gradi di rotazione dopo, lo stesso canale viene messo in comunicazione con la luce aperta sul collettore di scarico. A questo punto i gas combusti, caldi e in pressione, entrano violentemente nel canale comprimendo l’aria fresca in esso contenuta. Immediatamente dopo si aprono, in sequenza, la luce che comunica con il collettore d’aspirazione permettendo all’aria in pressione di affluire nei cilindri e poi quella che consente il definitivo deflusso dei gas combusti attraverso il tubo di scarico. All’interno di ogni canale la differenza di pressione tra l’aria e i gas di combustione provoca un’onda che si propaga alla velocità del suono, rimbalza da un’estremità all’altra e termina la sua corsa solo nel momento in cui si scarica, con giusto sincronismo, nella luce in comunicazione con il collettore di aspirazione. Attualmente il Comprex in campo automobilistico viene utilizzato soltanto dalla Mazda (sulla «626» con motore 2 litri a gasolio non importata in Italia), ma in passato era stato sperimentato anche in «formula 1» dalla Ferrari, che poi gli aveva preferito il turbo, più redditizio e, soprattutto, più semplice da mettere a punto.
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